31/07/2012

Da “Food and Beverage” pag. 60-61  La nobiltà del Frascati di Terre dei Pallavicini - di Nicola Dante Basile E’ di poco più di un anno fa l’arrivo, nella squadra della Principessa Maria Camilla Pallavicini, di uno degli enologi più in gamba del panorama enologico nazionale, il toscano Carlo Ferrini, autore di scelte importanti in fatto di vini di qualità. A gennaio la decisione di splittare, separare gli asset in capo alla holding di famiglia – Saita Spa – affidando a una nuova società – Terre dei Pallavicini Srl – i cespiti fondiari (i 700 ettari della Tenuta Marmorelle di Colonna, di cui un centinaio coltivati a vigneti a bacca bianca, e i 900 ettari della tenuta di Montetosto di Cerveteri dove si producono i vini rossi di taglio internazionale), nonché la gestione diretta dei processi produttivi e della vendita a ristoranti e enoteche. Scelte strategiche per lo sviluppo che hanno favorito non più tardi di qualche settimana la firma dell’accordo con l’insegna Eataly di Oscar Farinetti, che a giugno ha aperto nella Capitale il più grande emporio alimentare di Europa, con sette referenze firmate da Terre dei Pallavicini, tra cui un superbo Moroello (merlot e sangiovese), un raffinato Casa Romana (petit verdot e cabernet) e, soprattutto un elegante Frascati Superiore Poggio Verde, vino di nuova generazione firmato da Ferrini. Un risultato che è il frutto di investimenti mirati nelle vigne e nelle cantine e dell’impegno di una squadra di professionisti motivati, tra cui l’agronomo Mauro De Angelis, coordinati dal giovane direttore generale Claudio Latagliata. Se tutto questo non è rivoluzione poco ci manca. E a farla è stata la Principessa Maria Camilla, progenie che risale al Rinascimento e che vede tra gli avi anche Papa Clemente IX: dunque nobiltà “nera” a tutto tondo (l’aggettivazione distingue il titolo principesco in capo al Vaticano da quello “azzurro” di casa Savoia), ma con una visione prospettica lungimirante sulle cose da fare. E poiché l’uva e il vino non sempre hanno avuto la giusta considerazione da parte della stessa proprietà, ecco che il dinamismo della nobildonna si carica di un significato volto a ridare lo smalto a vini di eccellenza prodotti in un territorio ad alta vocazione enologica qual è il Frascati. “Prodotti che non possono essere più banalizzati con produzioni massive prive di personalità, come purtroppo è avvenuto anche in un recente passato” – commenta con un pizzico di risentimento la Principessa Pallavicini – “la nostra scelta di ridisegnare l’attività vinicola di famiglia e di investire in qualità è figlia dei tempi” – sintetizza la nobildonna, ricevendoci nella residenza privata prospiciente piazza del Quirinale. Dove tra una sala e l’altra della Galleria Pallavicini, tra un ritratto di Rubens, di Van Dyck e un paesaggio agreste di Bril, tra una natura morta di Berentz e un trionfo d’uva di Teniers, la Principessa Maria Camilla, lei stessa valente artista, non si emoziona di certo a discutere di modelli produttivi e politiche di marketing per comunicare e vendere il vino. Strategie che, “contando su prodotti di eccellenza, rappresentativi di un territorio come il nostro, ha senso promuovere sia come singolo marchio, sia con interventi condivisi con altri produttori che si riconoscono in una politica rispettosa di valori che favoriscano la selezione clonale e il miglioramento della qualità intrinseca dei vini. Consapevoli che il nuovo consumatore non transige sulla qualità”. Un messaggio che la Principessa non fa mistero di indirizzare al Consorzio di tutela del Frascati, di cui Terre dei Pallavicini è convinto sostenitore, non solo per avere proprio un dipendente (il direttore agronomo Mauro De Angelis) alla guida dello stesso Consorzio, ma soprattutto per la posizione di azienda leader del territorio, con oltre 600 mila bottiglie vendute per metà in Italia e per metà esportate. E con un piano di nuovi investimenti che permetterà di raddoppiare la produzione entro il 2016.